Stefano Cucchi Onlus

llaria Cucchi: “In sette anni è la prima volta che si arriva vicini alla verità”

Roma, verso il rinvio a giudizio: le botte gli impedirono di alimentarsi causando la morte. Parla la sorella

4304-0-705987978-kmle-u431407206699649jc-1224x916corriere-web-roma-593x443ROMA. “Oggi è il giorno in cui per la prima volta, in oltre 7 anni arriva la verità. Ed la verità è una parola sola: omicidio”. In questi anni l’abbiamo vista spesso arrabbiata, frustrata, disperata. Ieri Ilaria Cucchi era diversa: sorrideva, stringeva mani, esultava.

Cosa significa per lei questo avviso di chiusura indagini?
“È un nuovo inizio. Anche se la strada è ancora lunga, finalmente abbiamo una soddisfazione: andremo a processo in Corte d’Assise per omicidio e calunnia e faremo i conti con chi, per 7 anni, ha taciuto e mentito consentendo che altre persone finissero a giudizio. Ora alla sbarra ci starà chi, ridendo, raccontava al telefono di “essersi divertito a picchiare quel tossico di m…””.

Ha parlato di chi è finito a giudizio nel primo processo. Cosa prova oggi per quelle persone?
“Se gli agenti avessero detto quello che sapevano, ci saremmo risparmiati 7 anni di processo. Loro lo avevano visto quella mattina, erano a conoscenza di ciò che era successo. Mio fratello è morto nell’indifferenza. Non c’è più perché tutti si sono voltati dall’altra parte. Tutti, anche i medici e gli infermieri”.

Cosa ha pensato quando ha saputo della decisione della procura?
“Il primo pensiero è stato per Stefano. Da un lato, l’immagine del suo corpo martoriato, così come l’ho visto l’ultima volta. Dall’altro lui, com’era quando mi sorrideva. Spero che ci guardi dall’alto e sorrida perché ce l’abbiamo fatta”.

Sono stati anni difficili. Cosa le ha dato la forza per andare avanti nonostante tutto?
“L’amore per mio fratello. Ma anche la rabbia per quel processo così ingiusto e la voglia di dare voce, tramite Stefano, a tutti gli altri Stefano che una voce non ce l’hanno. Spero che la nostra storia serva da esempio a tutte quelle famiglie che vivono vicende simili per capire che non bisogna arrendersi mai e credere sempre nella giustizia”.

fonte: repubblica.it

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