Stefano Cucchi Onlus

Tre anni fa la morte di Vincenzo Sapia

Per non dimenticare Vincenzo Sapia morto tre anni fa a Mirto Crosia durante un fermo dei carabinieri.

Data della morte: 24 maggio 2014

Luogo: Mirto Crosia (Cs)

I fatti:
Vincenzo Sapia è un ragazzone di 29 anni e oltre 100 chili con qualche problema di salute. Sono circa le dodici, quando decide di uscire di casa. Assume i suoi farmaci quotidiani e saluta la madre, intenta a cucinare. «Dove vai Vince’? prova la madre a fermarlo – è quasi pronto…». «Vado a prendere un cane – risponde il ragazzo – e torno presto».
Vincenzo si incammina verso l’ufficio postale del paese che dista poche centinaia di metri. C’è un palazzo di tre piani. Lì, Vincenzo è convinto di trovare un cagnolino. Entra nel portone, sale un piano e comincia a bussare con veemenza ad una porta. La padrona di casa non apre, i vicini hanno paura e telefonano ai carabinieri. Vincenzo riscende. Attende nello spiazzo antistante l’ufficio postale e, intanto, arrivano le forze dell’ordine. Il maresciallo si è insediato da poco tempo e non sa ancora chi è Vincenzo, ma gli altri carabinieri lo conoscono bene. Inizia un dialogo tra i militari e Vincenzo, molto probabilmente per l’insistenza da parte dei carabinieri nella richiesta dei documenti, si innervosisce. Diversi testimoni raccontato che Vincenzo si denuda, rimanendo in mutande. I carabinieri allora decidono di intervenire per bloccare il ragazzo e in tre si adoperarono per immobilizzarlo. Poi, un vuoto nella ricostruzione, ma un esito certo, un finale tragico: Vincenzo giace a terra morto. Sopraggiungono amici e parenti, tutti a chiedersi cosa sia successo, come sia morto il ragazzo. La madre chiede che il corpo, ormai senza vita, venga coperto con un lenzuolo. Tutti attendono risposte che, però, non arrivano. L’area viene transennata, si parla di un infarto, ma sono in molti a non accettare questa spiegazione. Arriva l’ambulanza e la polizia scientifica per i rilievi fotografici, mentre i carabinieri si allontanano e gli animi cominciano ad esasperarsi. Sono attimi concitati: il padre alza la voce, gli amici chiedono giustizia. Il corpo di Vincenzo rimane più di tre ore sull’asfalto rovente prima di essere caricato su un’ambulanza in direzione dell’obitorio. La procura di Castrovillari, decide di indagare i tre carabinieri intervenuti per omicidio colposo: un atto dovuto. L’indagine è complicata, anche per il silenzio piombato intorno alla vicenda. Indiscrezioni giornalistiche, qualche mese più tardi, parlano dell’assenza di segni di violenza. Un semplice infarto e il caso, almeno per l’opinione pubblica, è chiuso. Ma ci sono troppe domande senza una risposta. La famiglia attende di sapere come è possibile che un ragazzo che non aveva mai avuto alcun problema cardiaco sia potuto morire d’infarto all’improvviso, quali siano stati i metodi di contenimento delle forze dell’ordine, perché nessuno dei testimoni abbia mai voluto parlare con i giornalisti, cosa abbiano ripreso le telecamere di sicurezza del vicino ufficio postale.

Iter giudiziario:
Il 3 aprile 2017 il Gip di Castrovillari ha respinto per la seconda volta la richiesta di archiviazione degli indagati per la morte di Vincenzo Sapia accogliendo l’opposizione di parte civile e disponendo ulteriori accertamenti collegiali.

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