Stefano Cucchi Onlus

Cucchi, 15 ottobre: l’arresto

È la notte del 15 ottobre, (Mandolini ndr) era il comandante interinale della stazione dei carabinieri Appia. (…) A quanto pare, si scherzava e si sorrideva quella notte. Ci si preoccupava del cane di Stefano (…) tuttavia, curiosamente, si redigeva un verbale di arresto scritto con i piedi. Con un orario del fermo incongruo, una data e un luogo di nascita sballati (…) e con un’annotazione altrettanto singolare, “senza fissa dimora”. (…)

Del corpo di Stefano, il carabiniere Tedesco ricorda solo la magrezza e le occhiaie. (…) né Tedesco ricordava di aver mai saputo cosa fosse accaduto durante la permanenza nelle celle di Tor Sapienza. Non la chiamata al 118, con l’arrivo degli infermieri e la constatazione di tumefazioni al volto. (…) Quel che invece poteva dire con certezza è che, dopo l’arresto, Stefano non era stato segnalato. “Il comandante non ce lo chiese e noi non lo facemmo”.

L’appuntato scelto Nicolardi è uno dei due carabinieri che trasferisce Stefano alla caserma di Tor Sapienza. (…) In un anfratto della memoria di Nicolardi, tra le cose da consegnare al piantone di Tor Sapienza c’è anche una busta con gli effetti personali di Stefano all’interno della quale è il biglietto con annotato il cellulare del maresciallo Mandolini qualora ci fossero problemi. E c’è, soprattutto, la cintura che, quella notte, tiene su i jeans di Stefano. Quella che lui dirà, “è stata rotta”. Ma è un ricordo opaco. Richiamato con la sufficienza che si deve ai dettagli irrilevanti. O, forse, semplicemente da far dimenticare.

(…) Gianluca Colicchio, il piantone della caserma di Tor Sapienza, invita Stefano a seguirlo lungo lo stretto corridoio (…) Stefano entra nella cella di sinistra. Uno stanzone con un letto in acciaio e tre coperte. “Notai la magrezza e dei segni sotto gli occhi. Era arrossato. E aveva il viso un po’ gonfio”. Stefano si siede sulla branda e Colicchio (…) si richiude alle spalle la porta della camera di sicurezza. Da cui, venti minuti dopo, sente suonare il campanello di emergenza.

tratto da “Il Corpo del reato”, Carlo Bonini, Edizioni Feltrinelli, 2016.

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