Stefano Cucchi Onlus

Una lettera

Abbiamo ricevuto questa toccante lettera da parte di Martina Bellotto e la pubblichiamo qui con il suo consenso, ringraziandola di cuore da parte di Ilaria e di tutta l’associazione.

Cara Ilaria,
come cominciare una lettera così delicata, è estremamente difficile.
Sul “cara Ilaria” non ho avuto dubbi, perché ormai hai una fama a livello nazionale; ma sei diventata molto più vicina alle persone che già da anni seguono le vicende della tua famiglia grazie al film “Sulla mia pelle”.

Ho letto molti articoli su internet, a proposito di questo film, che sinceramente trovo molto toccante. Guardarlo mi ha fatta entrare in Stefano, nelle sue emozioni (o quelle che devono essere state); sono stata catapultata in quelle celle, nei bui corridoi, nel freddo ospedale. Mi è sembrato che Stefano non fosse nemmeno morto in questa terra, da quanto distanti, gelidi e soffocanti sembravano gli spazi dove è stato portato. E dove è morto. Ma questa è un’altra storia ancora.

Una cosa, però, mi ha colpita più di tutte: la disumanità.
La prima domanda che mi è venuta spontanea è stata questa: com’è possibile non aiutare chi sta male?
Credo fortemente che nel mondo ci siano troppa cattiveria e omertà. La paura di alzare la voce, la paura di assumerci le nostre responsabilità davanti a chi ha più potere, la paura che ti impedisce di aiutare chi ha la faccia pestata.

E la cattiveria, che si abbatte sugli ultimi, su chi non ha voce, su chi è costretto a morire senza aver detto la sua.
Io credo nella Legge, ma non in quella scritta sui libri. Credo nella Legge con la “L” maiuscola, quella che sta al di sopra di tutti e che deve governare; credo che essa dovrebbe essere uguale a tutti, grandi e piccoli, umili e potenti. Questa Legge di cui sto parlando è dalla tua parte, ne sono convinta.

Stefano, morendo, è uscito da quelle celle d’isolamento, dove era solo col suo dolore: ora è con tutti quelli che sono dalla sua parte, che vogliono giustizia, che vogliono sapere la verità. E siamo in molti, Ilaria. Il suo dolore, l’ho provato anche io, guardando il film. Tu e Stefano non siete da soli.
Te lo dico io, che non studio né medicina, né giurisprudenza e non sono nessuno; ma faccio Lettere e sono convinta che una penna e un foglio bianco possano fare molto più di quanto ci sia dato vedere.

Martina

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